L’Intrepido di Pennacchioli: quando una rivista popolare diventò un laboratorio del fumetto adulto (Seconda parte)
Tra i primi anni Novanta la storica rivista Intrepido visse una delle sue stagioni più sorprendenti. Sotto la direzione di Sauro Pennacchioli il settimanale si trasformò progressivamente in uno spazio di sperimentazione narrativa dove autori emergenti e maestri affermati diedero vita a storie spesso audaci, a volte crude, quasi sempre in anticipo sui tempi.
Dalle storie drammatiche di La Neve ai racconti urbani della serie KM, dalle sperimentazioni di Luca Enoch alle incursioni di Milo Manara, quella stagione della rivista rappresentò uno dei momenti più interessanti del fumetto popolare italiano. Per molti lettori di quegli anni – me compreso – quelle pagine segnarono il passaggio verso una lettura più adulta e consapevole.
Rileggere oggi quell’esperienza editoriale limitandosi a elencare i numeri della rivista sarebbe riduttivo. Molto più interessante è ricordare le storie e gli autori che hanno lasciato un segno, quelle narrazioni che trasformarono l’Intrepido da semplice settimanale d’avventura in un vero laboratorio creativo. In questa seconda parte del percorso mi soffermo sui racconti pubblicati dalla metà di quella stagione fino alla fase finale della gestione Pennacchioli. Restano volutamente fuori due serie fondamentali della rivista, Luisa Salerno e Billiteri, che meritano un’analisi a parte.
Uno degli esempi più riusciti della varietà narrativa della rivista lo troviamo nel m.10, è rappresentato da I pazzi casi di Clash & Crimson, scritti da Denardo e disegnati da Luigi Siniscalchi con i colori del fratello Eugenio Siniscalchi, raffinato acquarellista. Si tratta di storie costruite con grande ritmo narrativo, caratterizzate da un’ironia leggera ma intelligente. Il segno elegante di Siniscalchi e la colorazione pittorica donano alle tavole una vivacità grafica che accompagna perfettamente la costruzione delle gag e delle situazioni paradossali, offrendo al lettore una pausa ironica rispetto alle atmosfere spesso più cupe della rivista.
Se però c’è un autore che incarna davvero la svolta adulta dell’Intrepido, quello è senza dubbio La Neve. Le sue storie introducono un tono più duro e introspettivo, spesso vicino al noir e al dramma sociale. Tra i racconti più significativi si distingue Rabbia nel cuore, e caratterizzato da una colorazione personale che si discosta dalla tradizionale coloritura redazionale. La storia affronta con toni forti il tema della violenza e della vendetta, costruendo un racconto di revenge cupo e intenso.
Ancora più drammatico è Noi e fiamme, illustrato dal maestro Vilella, una storia costruita su una tensione narrativa crescente che conduce a un finale tragico. Lo stesso autore realizzerà anche La traccia delle Scargoo, racconto inquietante e amaro che lascia nel lettore una sensazione di profondo disagio. Sempre di Vilella è anche la potente storia Fottute cornacchie, destinata successivamente a essere raccolta nei volumi della serie Tre toni di nero.
Tra le storie più emozionanti scritte da La Neve va ricordata anche Compleanno, realizzata con Muratori, un racconto che colpisce per la capacità di raccontare la solitudine e l’insicurezza dell’adolescenza con grande sensibilità. In molti numeri della rivista queste storie intense venivano intervallate dalle tavole umoristiche di Massimo Cavazzali, autore simbolo della grafica pop degli anni Ottanta, il cui umorismo urbano e metropolitano creava un contrasto curioso ma efficace con il tono spesso drammatico delle storie principali. Cavazzali realizzò anche una delle copertine della rivista.
Sempre firmata da La Neve è una delle storie più forti pubblicate su Intrepido: Scomparsa, episodio della serie ESP disegnato ancora da Alberti. Il protagonista è un cane dotato di percezioni extrasensoriali che scopre il corpo della sua giovane padrona, assassinata. Da quel momento prende avvio una vendetta feroce contro i rapitori e gli assassini della bambina. È una storia dura, disturbante e memorabile, che dimostra quanto l’Intrepido fosse ormai lontano dal fumetto per ragazzi delle origini.
Accanto alle serie più strutturate la rivista ospitava anche numerosi episodi autoconclusivi. Tra questi merita di essere ricordata La bandiera, sceneggiata da Paolo Aleandri e disegnata da Mauro Salvatori, ambientata nel mondo degli ultras calcistici e capace di restituire con efficacia il clima e le tensioni di quell’ambiente. Aleandri firmò anche altre storie di grande interesse, dimostrando una notevole capacità nel costruire racconti compatti e ben ritmati.
Molti di questi episodi dimostrano come l’Intrepido stesse cercando di raccontare la realtà sociale italiana con uno sguardo nuovo. Un esempio interessante è la serie KM, ambientata in un grande condominio della periferia romana soprannominato proprio “il KM”. Scritta da De Vincenzo e disegnata da Santarelli e Wallnofer, la serie propone una struttura corale in cui ogni episodio racconta la vita di uno degli abitanti del palazzo. Tra le storie più interessanti si ricordano quella di Anna, incentrata sul problema della droga nelle periferie urbane, e quella di Cinzia, che racconta una difficile storia d’amore nata e cresciuta nello stesso contesto sociale.
In quegli anni la rivista ospitò anche racconti particolarmente coraggiosi per una pubblicazione popolare. È il caso di Butch and Henry, storia di Santarelli e Morales ambientata nell’esercito americano, che affronta apertamente il tema dell’omosessualità tra militari.
Sempre su sceneggiatura di De Nardo troviamo anche Il colpaccio, storia dal sapore fortemente cinematografico che però soffre di una resa grafica non sempre all’altezza, a causa dei disegni di Salvagni che non riescono a rendere pienamente la forza narrativa del racconto.
Un’altra storia significativa è Tonno contro tutti, appartenente alla serie Mara, scritta da La Neve e disegnata da Gramaccioni. È un racconto amaro sulla solitudine e sull’ingenuità di chi si trova improvvisamente a fare i conti con la criminalità organizzata, una storia triste e disillusa che riflette bene il clima di molte narrazioni di quel periodo.
L’Intrepido di Pennacchioli fu anche una palestra per nuovi autori destinati a diventare importanti negli anni successivi. Tra questi spicca Luca Enoch, che proprio sulle pagine della rivista fece comparire il personaggio di Sprayliz. Enoch realizzò anche una storia particolarmente audace, Piotr il coniglio, colorata interamente a pantoni e ambientata in un universo antropomorfo popolato da animali. Il racconto si svolge nel mondo dei set pornografici e dell’industria che ruota attorno a quell’ambiente, una scelta narrativa decisamente insolita per una rivista popolare e ulteriore dimostrazione della libertà creativa concessa agli autori.
In quegli anni l’Intrepido ospitò anche firme già affermate del fumetto italiano. Tra queste spicca Milo Manara, presente con alcune storie provenienti da altre pubblicazioni e riproposte a colori. Una delle più memorabili è Acherontia Atropos, racconto cupo e disturbante che affronta il tema degli snuff movie. Manara realizzò inoltre una splendida copertina inedita per uno dei numeri della rivista.
La libertà creativa della testata si riflette anche in episodi particolari e curiosi, come una storia di Denardo disegnata da Piccinino costruita attorno alla smorfia napoletana, oppure un racconto illustrato da Makio interamente dipinto, che affronta il tema del bullismo con sorprendente anticipo rispetto al dibattito sociale che sarebbe esploso molti anni dopo.
Con l’uscita di scena di Sauro Pennacchioli la rivista iniziò lentamente a perdere la propria identità. Comparvero rubriche sempre più lontane dallo spirito originario della testata, come servizi dedicati a personaggi televisivi, rubriche leggere e perfino una posta curata da Jo Squillo. Accanto a queste novità comparvero recuperi di vecchi fumetti western e materiali eterogenei che finirono per snaturare l’impostazione editoriale costruita negli anni precedenti.
La coerenza narrativa e culturale della rivista si indebolì progressivamente fino al cambio di periodicità, prima da quindicinale a mensile, e poi alla trasformazione in un formato bonelliano in bianco e nero che precedette la chiusura definitiva della storica testata.
Eppure, nonostante questo finale poco glorioso, la stagione dell’Intrepido diretta da Pennacchioli resta una delle esperienze più interessanti del fumetto popolare italiano. In quelle pagine convivevano nuovi autori, sperimentazioni narrative, storie sociali e incursioni di grandi maestri del fumetto. Una rivista imperfetta, forse, ma straordinariamente viva, capace di aprire una finestra su un modo diverso di raccontare il fumetto popolare e di accompagnare molti lettori verso una nuova maturità di lettura.
Ricordi e riletture dei primi 10 numeri dell’Intrepido di Pennacchioli (1992)
Nell’aprile del 1992 arrivò nelle edicole italiane una nuova rivista a fumetti: Intrepido, rilanciata con il titolo Il Nuovo Intrepido. La sua uscita fu accompagnata persino da uno spot televisivo, costruito come un piccolo sketch tra un lettore di fumetti e una ragazza dalle tutt’altre intenzioni.
Io avevo sedici anni.
E per me quella rivista rappresentò un punto di svolta.
Dopo aver scoperto Dylan Dog e la poetica sclaviana dell’orrore sociale, dopo aver divorato riviste come Splatter e Mostri della ACME — horror spesso feroce ma non privo di ironia — l’Intrepido mi portò dentro qualcosa di diverso: il fumetto urbano italiano.
Non più solo mostri o misteri, ma:
periferie
disagio sociale
criminalità quotidiana
solitudini metropolitane.
Storie spesso ambientate proprio in Italia.
L’artefice di questa svolta fu Sauro Pennacchioli.
La leggenda racconta che Pennacchioli si presentò alla casa editrice Universo con un foglio e una penna, spiegando il progetto di una rivista fatta di serie metropolitane realistiche. L’editore accettò l’idea, ma non il titolo: la rivista doveva continuare a chiamarsi Intrepido, per mantenere viva la storica testata.
Così nacque quello che molti lettori chiamano ancora oggi “l’Intrepido di Pennacchioli”.
Il nuovo Intrepido portò in edicola un fumetto fortemente influenzato dal crime e dal noir, con molti autori provenienti dalle scuderie ormai chiuse di ACME ed Ediperiodici.
Tra le serie principali dei primi numeri troviamo:
Billiteri
Luisa Salerno
ESP
Mara
Turma accanto a moltissime storie autoconclusive.
Naturalmente, con tanti autori e disegnatori diversi, la qualità non poteva essere sempre uniforme. La serializzazione produceva inevitabilmente alti e bassi, ma tra quelle pagine si trovano ancora oggi storie davvero notevoli.
Il primo numero ospitava l’esordio di Billiteri, scritto da Giuseppe De Nardo e disegnato da Bruno Brindisi.
La serie in realtà era nata per la rivista Torpedo, ma non fu mai pubblicata lì. Approderà quindi sull’Intrepido, dove si adattava perfettamente all’idea editoriale di Pennacchioli.
Billiteri è uno studente universitario fuori corso, amante delle donne e spesso coinvolto suo malgrado in situazioni criminali.
La città non viene mai dichiarata, ma osservando le tavole dei primi episodi si riconoscono angoli e atmosfere di Napoli, usati da Brindisi come documentazione iconografica.
Con il tempo la serie passerà anche alle matite diLuca Vannini, che ridefinirà visivamente il personaggio.
Tra i disegnatori più convincenti ricordo soprattutto la cosiddetta scuola salernitana:
De Angelis
Brindisi
Sinis.
Alcune scelte redazionali successive portarono sulla serie autori meno adatti, come Tarantola, L. Effe o Mandanici — bravissima su Bonelli ma meno a suo agio con il personaggio.
Sempre nel primo numero debutta ESP, serie di Michelangelo La Neve e Giancarlo Caracuzzo.
La premessa è quella di un dipartimento che utilizza poteri paranormali per aiutare la polizia.
Con il tempo però la serie evolve, diventando molto più intimista e concentrata sui drammi interiori dei personaggi.
Come spesso accade nelle serie antologiche, la qualità oscilla, ma alcune storie restano memorabili.
Michelangelo La Neve firma anche alcune delle storie singole più forti dei primi numeri.
Tra queste:
Il gioco dell’odio, racconto duro sul disagio adolescenziale che porterà alcuni ragazzi verso la criminalità
Girl Friend in Coma, storia toccante su malattia e solitudine
Il Bosco Quadrato, disegnato da Valdanbrini, inizialmente destinato alla rivista Mostri della ACME.
Inoltre troviamo anche Killer Joe, storia noir disegnata da Morales e colorata dall’autore stesso, che verrà poi ampliata con scene erotiche e pubblicata sulla rivista Blue della Coniglio Editore.
Nel numero 4 debutta Mara, serie dedicata a una giornalista televisiva romana che conduce un telegiornale regionale.
Le storie raccontano casi di cronaca legati al disagio sociale, alla solitudine e alle contraddizioni della società urbana.
La sensibilità narrativa di La Neve emerge chiaramente anche qui.
Sempre nello stesso numero compare Luisa Salerno, di Aleandri e Santarelli avvocata napoletana forte e determinata nei casi professionali ma fragile nella vita privata.
Il personaggio nasce in realtà su Torpedo della ACME con due episodi in bianco e nero e approda poi sull’Intrepido con nuove storie. Luisa Salerno è uno dei personaggi più interessanti della rivista e merita un’analisi a parte.
Tra le serie dei primi numeri compare anche Turma, scritta da Toninelli.
Una squadra di supereroi adolescenti che affronta situazioni e dinamiche molto più mature rispetto al classico fumetto supereroistico dell’epoca.
Riletta oggi, la serie anticipa alcune tematiche che arriveranno anni dopo anche nei fumetti americani.
Tra i racconti autoconclusivi dei primi numeri ricordo con piacere:
Testa dura, crime provinciale di De Nardo e Sinis
Casa senza telefoni, raffinata storia di spionaggio e introspezione disegnata da Baggi
Frankie Goes To…, storia di Aleandri e Giandomenico proveniente da Splatter.
Sono esempi perfetti di quello che era l’Intrepido di Pennacchioli: un laboratorio narrativo, dove il noir, il sociale e il dramma umano convivevano nello stesso numero.
In quel periodo l’Intrepido usciva quindicinalmente con circa 100 pagine di fumetti.
Nei primi 10 numeri si percepisce chiaramente lo spirito della rivista: un tentativo ambizioso di portare nelle edicole italiane un fumetto metropolitano, adulto e legato alla realtà del paese.
Non tutte le storie erano perfette.
Ma alcune restano davvero memorabili.
Ed è proprio per questo che oggi vale la pena tornare a sfogliare quelle pagine: per riscoprire una stagione del fumetto italiano che merita molto più spazio nella memoria degli appassionati.
( Continua...)






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