È sempre difficile, per me, parlare di Billitteri, l'antieroe a fumetti creato da Beppe De Nardo e Bruno Brindisi. E sapete perché? Perché è stato uno dei protagonisti dell'Intrepido diretto da Stefano Pennacchioli che ho amato di più in assoluto: una lettura fondamentale, una di quelle pubblicazioni che hanno accompagnato e contribuito a formare la mia prima adolescenza.
Billitteri non aveva superpoteri e non era certo un "indagatore dell'incubo". Era, molto più semplicemente, uno studente universitario fuori corso, perennemente in ritardo con gli esami, quasi sempre al verde e, soprattutto, costantemente alla ricerca di una ragazza da conquistare. Proprio quest'ultima caratteristica costituiva il motore delle sue avventure e disavventure cittadine, trascinandolo di volta in volta tra piccoli criminali, delusioni sentimentali, imprevisti urbani e situazioni paradossali: tutto ciò che può accadere a un giovane qualunque alle prese con la vita di una grande città.
Come non sentirsi coinvolti da un personaggio capace di raccontare i ventenni con una simile immediatezza? Billitteri era, proprio come tanti ragazzi della sua generazione, contemporaneamente protagonista e spettatore di quel panorama urbano nel quale si muoveva ogni giorno.
Ma chi è davvero Billitteri?
Il suo nome di battesimo non è mai stato rivelato. Per gli amici, però, è semplicemente Billi.
È un personaggio difficile da catalogare: uno studente universitario inconcludente che vive insieme all'amico Bartolo, detto "Bart". I due condividono vicende universitarie e quotidiane nelle quali Billi, quasi sempre impegnato nell'inseguimento della conquista sentimentale del momento, finisce inevitabilmente per imbattersi nei personaggi più disparati: malviventi, femmes fatales, professori inflessibili e una varia umanità incontrata nei bar, per strada o al mare.
In altre parole, Billi rappresenta una sorta di fotografia, ironica e disincantata, della vita di un qualsiasi giovane fuorisede.
Attorno a lui ruota inoltre una ricca galleria di comprimari, tra cui Checco, gestore del Bar dei Vogatori Notturni, Ugo, Max e molti altri personaggi che ritroveremo nell'analisi dei singoli episodi.
Le origini e l'approdo all'Intrepido
Billitteri nasce a metà degli anni Ottanta dal sodalizio creativo tra De Nardo e Brindisi. Inizialmente il personaggio non era stato concepito per una precisa collocazione editoriale, ma piacque così tanto alla cerchia di amici e conoscenti salernitani che lo sceneggiatore decise di scrivere altre due storie.
Nel frattempo, Brindisi ridisegnò la prima avventura, adottando un tratto più maturo. Il confronto tra le due versioni permette di cogliere con chiarezza l'evoluzione dello stile del disegnatore: la prima interpretazione appare infatti caratterizzata da un segno leggermente più "manierista".
Fu ancora Brindisi a contribuire alla definizione dell'impianto narrativo, suggerendo a De Nardo di aprire le storie con una panoramica dall'alto dei palazzi della città. Come creatore grafico della serie, caratterizzò inoltre il protagonista con un piccolo taglio sul lato destro delle labbra, un particolare destinato, con il passare del tempo, ad attenuarsi fino quasi a scomparire.
In origine il progetto avrebbe dovuto intitolarsi Mazzetazze, una parola volutamente priva di senso, oppure trovare spazio all'interno di una rivista contenitore dedicata al noir comico. Quel progetto, però, non vide mai la luce.
La svolta arrivò con l'approdo di Billi sulle pagine del "nuovo" Intrepido di Pennacchioli. Il personaggio conquistò rapidamente un pubblico sempre più ampio, diventando una presenza significativa della storica rivista della Casa Editrice Universo.
Insieme a Luisa Salerno, anch'essa approdata sulle stesse pagine, Billitteri rimane ancora oggi uno dei miei personaggi preferiti, indissolubilmente legato a ricordi di lettura che conservo con particolare affetto.
Non ringrazierò mai abbastanza Pennacchioli per aver creduto in questo fantastico personaggio creato da De Nardo e avergli dato la possibilità di muovere, proprio sulle pagine dell'Intrepido, i suoi primi passi nel fumetto nazionale.
Bravo, Prof!
L'esordio: Spina nel cuore
Il primo episodio venne pubblicato sul numero 1 della rivista, nel 1992, con il titolo Spina nel cuore e i disegni di Bruno Brindisi.
A colpirmi immediatamente fu il look del protagonista, che lasciava intuire come la storia fosse stata concepita diversi anni prima, probabilmente già negli anni Ottanta. Con il passare del tempo, tuttavia, il tratto e la caratterizzazione del personaggio sarebbero stati progressivamente aggiornati e attualizzati.
Personalmente, lo amai fin dal primo momento.
In quegli anni, i giovani protagonisti dei fumetti erano spesso figure lontane dalla quotidianità: criminali alla Zanardi oppure ragazzi legati al fenomeno dei "paninari", protagonisti di numerose pubblicazioni dell'Edifumetto. Billi rappresentava qualcosa di diverso. Era apolitico, certamente, ma soprattutto era reale. Avrebbe potuto essere uno di noi.
Nell'episodio d'esordio, il protagonista finisce nei guai a causa di una conquista occasionale, Spina, che gli porta in casa il fidanzato, appena uscito di prigione. Il criminale, ignaro del fatto che Billi sia l'amante della ragazza, diventa il centro di una situazione sempre più pericolosa. Il protagonista scoprirà la sua identità grazie a una soffiata del commissario Zappalà, che aveva fatto circolare appositamente la voce per riuscire a catturare il latitante.
Cretino
La seconda storia si intitola Cretino.
In questo episodio Billi cerca in tutti i modi di procurarsi del denaro per fare colpo su una ragazza appena conosciuta. Le sue iniziative lo conducono attraverso una serie di peripezie che arrivano persino a coinvolgerlo, suo malgrado, in un maldestro tentativo di rapina.
Alla fine, però, il protagonista comprende che non vale affatto la pena rischiare tanto per una ragazza del genere. Con i soldi faticosamente messi insieme decide quindi di fare qualcosa di molto più semplice: portare l'amico Bart al cinema.
C'è anche un piccolo dettaglio che gli appassionati possono apprezzare: sulla maglietta di Bill, Brindisi inserisce la scritta "Mazze Tazze", evidente omaggio al primo titolo ipotizzato per la serie e mai utilizzato.
I gemelli
La cosiddetta "trilogia di Brindisi" si conclude con il terzo episodio, I gemelli.
Entrano in scena i Gemelli Riffi, destinati a ricomparire anche in avventure successive, insieme a Paolina, una loro amica piuttosto civettuola. I due gemelli subiranno uno scherzo organizzato da Billi e dalla sua cricca per vendicarsi di una cattiva soffiata fatta alle loro spalle.
Anche sotto il profilo grafico l'episodio presenta un particolare interessante. Brindisi utilizzò infatti come riferimento alcune fotografie di Napoli, tra cui la celebre Piazza Trieste e Trento.
Per me fu un ulteriore elemento di vicinanza con il personaggio, che improvvisamente assumeva un'ambientazione familiare. È comunque importante ricordare che, all'interno della serie, la vicenda è ambientata in una generica città capoluogo, il cui nome non viene mai esplicitamente indicato.
L'esperimento di Razzismo
Quello, tuttavia, non fu l'ultimo contributo di Bruno Brindisi al personaggio.
Qualche anno più tardi, il disegnatore partecipò a un curioso e riuscito esperimento grafico realizzato insieme a De Nardo e ai colleghi e amici salernitani Luigi Siniscalchi e Roberto De Angelis.
Si trattava di una storia di appena quattro pagine, intitolata Razzismo, caratterizzata da una costruzione delle tavole particolarmente originale.
La prima pagina, composta da tre strisce, vide la collaborazione di tutti e tre i disegnatori, con una striscia affidata a ciascun autore. Le tre pagine successive furono invece realizzate interamente, una per ciascun disegnatore.
La storia nacque con finalità benefiche e umanitarie e venne successivamente pubblicata a colori sulle pagine dell'Intrepido.
Si tratta dell'unica interpretazione di Billitteri firmata da Roberto De Angelis, fatta eccezione per un piccolo omaggio grafico presente sul frontespizio del numero 1 di Compact.
Dopo Brindisi: Tarantola e L'Effe
Dopo la parentesi di Bruno Brindisi, il personaggio passò nelle mani di Franco Tarantola, autore proveniente dall'area dell'Edifumetto.
Tarantola si occupò dei numeri 4 e 5, intitolati rispettivamente Stinco di santo e Soldi facili. Personalmente, ho sempre avuto l'impressione che il disegnatore non fosse particolarmente a suo agio con la fisionomia e le caratteristiche grafiche di Billi.
La situazione non migliorò, almeno dal mio punto di vista, con l'arrivo di L'Effe, caratterizzato da un segno dal sapore decisamente rétro, che si allontanava dalla caratterizzazione ormai consolidata del protagonista.
La storia, tuttavia, merita attenzione per i temi affrontati, legati alla criminalità e alla tossicodipendenza. All'interno dell'episodio compare anche la celebre scena della "pasta con gli scarrafoni", una sequenza che personalmente ho trovato piuttosto fantasiosa e forzata. È possibile, però, che l'autore abbia scelto deliberatamente di inserirla come breve siparietto comico, nel tentativo di alleggerire la durezza di una vicenda altrimenti particolarmente cruda.
Luca Vannini e la nuova fisionomia di Billi
Fortunatamente, dopo queste parentesi grafiche, arrivò Luca Vannini, autore che sembrò entrare immediatamente in sintonia con il personaggio.
Con Vannini Billi venne rinnovato e modernizzato. Il disegnatore ne ridefinì il look grafico, conferendogli una fisionomia più personale, riconoscibile e contemporanea.
Una scelta, a mio parere, particolarmente felice.
Vannini, insieme ai maestri della scuola salernitana e ad Alessandro Bigliardo, è tra gli autori che, secondo la mia personale valutazione, hanno saputo interpretare meglio il carattere grafico di Billi. A questi si aggiunge anche una breve incursione di Ricciardi e Marinetti.
Il primo episodio disegnato da Vannini, pubblicato sul numero 6, era intitolato Irina, una corriera di droga.
Nel numero 7, ancora su sceneggiatura di De Nardo, Vannini realizzò Billi malelingue. In questo caso merita una particolare attenzione anche la colorazione: non si tratta infatti di una colorazione redazionale, ma di un intervento realizzato direttamente da Vannini con le ecoline. Un particolare che rende queste tavole particolarmente interessanti anche sotto il profilo artistico e collezionistico.
Vannini tornò poi nel numero 11 con la storia Duel.
È proprio in questo episodio che compare la prima automobile di Billi: una Fiat 850. La vettura, però, avrà vita brevissima e farà una fine tutt'altro che gloriosa. Nel corso della stessa storia verrà infatti distrutta a causa di un autista di camion.
L'episodio si conclude con la vendetta di Billi nei confronti dell'autista, che, dopo aver distrutto la sua automobile, finirà per avere la peggio.
Una sequenza che restituisce perfettamente uno degli aspetti più caratteristici delle avventure di Billi: quel tono a metà strada tra commedia, quotidianità e improvvisa durezza, nel quale il protagonista può trasformarsi, quando necessario, in un antieroe tutt'altro che disposto a lasciar correre.
Il numero 12: una parentesi dal tratto rétro
Nel numero 12 troviamo nuovamente ai disegni L'Effe, con un tratto dal sapore rétro che, personalmente, considero poco adatto alla fisionomia che Billi aveva ormai consolidato.
La storia, tuttavia, affronta argomenti tutt'altro che leggeri, legati alla criminalità e alla tossicodipendenza.
All'interno dell'episodio compare ancora una volta la scena della "pasta con gli scarrafoni", che continuo a considerare un passaggio forse eccessivamente fantasioso rispetto al tono generale della vicenda. Anche in questo caso, però, si può ipotizzare che la sequenza sia stata pensata come un intermezzo comico per spezzare la tensione e alleggerire la crudezza della storia.
I numeri 14 e 15: Il debito
Nei numeri 14 e 15 Billi è protagonista dell'episodio Il debito, nel quale viene coinvolto in una vicenda legata agli strozzini.
Anche questa volta la scelta grafica mi sembra meno convincente rispetto alle interpretazioni di Brindisi e Vannini. I disegni sono affidati a Luca Vassalli, il cui stile, pur professionalmente valido, si discosta dalla caratterizzazione grafica che aveva reso particolarmente efficace il personaggio nelle mani dei suoi interpreti più congeniali.
C'è, inoltre, un aspetto della storia editoriale di Billi che merita di essere ricordato. La scelta dei disegnatori non dipendeva sempre direttamente dall'autore o dallo sceneggiatore. In alcuni casi, come quelli di Vassalli e Tarantola, gli artisti venivano assegnati dalla stessa casa editrice a Sauro Pennacchioli.
È proprio questo uno degli elementi più curiosi della storia editoriale di Billitteri: nel corso delle sue avventure, il personaggio è passato attraverso mani, sensibilità e stili profondamente differenti.
Il risultato è stato inevitabilmente alterno. Alcuni autori sono riusciti a entrare pienamente nello spirito di Billi, interpretandone con efficacia sia la personalità sia l'aspetto grafico; altri, pur dotati di indubbie qualità professionali, hanno restituito un'interpretazione che, almeno ai miei occhi, appariva meno aderente all'identità del personaggio.
Ed è forse proprio questa varietà a rendere oggi Billitteri un personaggio particolarmente interessante da rileggere e da collezionare: ogni cambio di disegnatore diventa infatti una nuova tappa della sua storia, permettendoci di osservare come uno stesso antieroe possa cambiare volto senza perdere del tutto quella sua caratteristica capacità di rappresentare, con ironia e disincanto, una generazione di giovani alle prese con la vita quotidiana.
Nel n. 19, con l’episodio in due parti “E qui la festa”, i disegni passano nelle mani di Silvia Mandanici, con il suo tratto spigoloso e molto personale che, secondo me, si adatta poco al mondo di Billi. Anche i colori redazionali, ricchi di sfumature e realizzati in colorazione tradizionale, non aiutano particolarmente il risultato complessivo.
Attenzione: la disegnatrice è brava e professionale e dimostrerà ampiamente il proprio talento, arrivando in seguito a lavorare anche su Legs Weaver della Bonelli. Su Billi, però, la sua interpretazione appare forse ancora un po’ acerba, pur evidenziando già uno stile discreto e riconoscibile.
La Casa Editrice Universo riprendeva la numerazione all’inizio di ogni nuovo anno e così, con il n. 2 del 1993, esordisce Bignami con la storia Quadrare il cerchio. Un bravo disegnatore, ma dal tratto forse troppo spigoloso nel delineare il protagonista. Resta comunque un professionista di buon livello.
Con il n. 7 ritorna il grande Vannini, autore di una delle storie più iconiche della serie: un piccolo cult arricchito dai disegni del maestro, colorati con una tecnica particolarissima, basata su tempera acrilica su cartoncini colorati e tocchi di bianco per rendere gli effetti di luce.
Il risultato è un vero capolavoro visivo. Voto: 10.
Sono straordinarie soprattutto le espressioni dei personaggi creati da Vannini, che qui appare in grandissima forma e ormai completamente a suo agio con il personaggio.
A proposito di Vannini, vale la pena ricordare anche un elemento caratteristico della serie: la macchina posseduta da Billi, un’iconica Fiat 500, che lo accompagnerà per tutta la collana, cambiando però colore a seconda degli autori e delle esigenze redazionali. In questa storia Vannini la rappresenta rossa.
Nel n. 11 entra in scena il grandissimo Luigi Siniscalchi, con lo pseudonimo di Sonia Vailati, accompagnato dalle splendide coloriture ad acquerello del fratello Eugenio Siniscalchi, grande acquarellista.
Una combinazione davvero riuscita: storia, disegni e colori meritano un 10 e lode.
Nel n. 13 troviamo una storia molto divertente di De Nardo e Mandanici, Senza una donna.
Nel n. 14 tornano i fratelli Siniscalchi con una magistrale storia dal titolo Doppia coppia infranta. Qui il disegnatore si diverte a disseminare la storia di numerose citazioni, alcune scherzose, altre decisamente personali.
Tra queste compare, per esempio, la pubblicità dei preservativi Bizzarro, legata allo pseudonimo utilizzato da Brindisi nelle pubblicazioni hard. Ho persino una maglia con il logo Sweet Mail, proprio per ricordare lo stipendio che percepiva con quei fumetti, all’epoca recapitati per posta: erano altri tempi, quando i bonifici online semplicemente non esistevano!
Nella storia compaiono inoltre il Mago Othelma e molte altre citazioni e strizzate d’occhio che rendono l’albo particolarmente divertente.
Con questo numero termina la gestione di Pennacchioli e le conseguenze, purtroppo, si vedranno in un futuro non troppo lontano.
Subentra Pedrocchi e, con il n. 16, torna Patrizia Mandanici con una bella storia fatta di amore, rapine e delusioni sentimentali, dal titolo Margini di un’altra storia, su sceneggiatura di un De Nardo in grandissima forma.
Nel numero successivo, Notte fonda, troviamo un’altra bella storia che richiama il tema di Tutto può succedere. Purtroppo, però, i disegni sono affidati a Nicola Pinti, che emula e copia Vannini in maniera davvero poco convincente, arrivando a ricalcare vere e proprie sequenze presenti nei suoi albi.
Nel n. 23 arriva La carognata, disegnata da Della Monica, anch’egli salernitano. Un buon artigiano del fumetto che, tuttavia, utilizza a sua volta immagini e soluzioni grafiche chiaramente ispirate ad altre storie di Vannini. Evidentemente, il maestro aveva fatto scuola.
Nel n. 25 torna ancora una volta il maestro Vannini, con la storia Crisi di coppia. Le espressioni dei personaggi, in questo episodio, sono semplicemente straordinarie e difficilmente eguagliabili. Vannini arriva persino ad autocitarsi, inserendo un personaggio che rappresenta una sorta di divertito omaggio al proprio universo creativo.
Nel numero successivo troviamo Soave alla grossa, una delle storie più leggere e meno coinvolgenti del personaggio. Ma dopo tanti piccoli capolavori, una piccola discesa è comprensibile: l’elevato numero di storie prodotte inevitabilmente può portare a qualche episodio meno riuscito.
I disegni di Jacomelli, seppur eleganti, con il loro stile piuttosto piatto e troppo pulito, non si sposano bene con il personaggio. L’Intrepido, infatti, comincia progressivamente a perdere quella precisa identità che Pennacchioli aveva costruito intorno a Billi.
Ed è proprio in questa fase che il personaggio inizia lentamente a perdere smalto e pubblico.
La testata cercherà comunque di resistere ancora per qualche tempo, modificando progressivamente formato e periodicità, fino a diventare mensile, e passando inoltre dal colore al bianco e nero.
Ma delle storie di Billi appartenenti a quel periodo parleremo più avanti, insieme al mensile dedicato al personaggio.
Pedrazzi credeva molto in Billi e, anzi, aveva persino l'idea di creare uno spin-off dedicato al giovane Billi Teruzzi. Un progetto che, fortunatamente, non venne mai realizzato.
Alla prossima!