Nel 1994 Billiteri, il personaggio ideato e sceneggiato da Giuseppe De Nardo, approdò finalmente a una testata tutta sua, pubblicata ancora una volta dalla casa editrice che aveva creduto nelle sue avventure. La nuova serie nacque anche per la forte volontà dell’allora direttore editoriale Giorgio Pedrocchii, intenzionato a dare al personaggio uno spazio monografico e una collocazione editoriale autonoma. Il titolo scelto, però, devo ammetterlo, non mi è mai sembrato particolarmente azzeccato: Billiband.
A me è sempre apparso un titolo un po’ retrò, quasi quello di una rivista adolescenziale degli anni Sessanta, e soprattutto poco rappresentativo del carattere e dei contenuti delle storie di Billiteri. Il personaggio viveva infatti una dimensione molto più articolata: era un universitario alle prese con la paura di non riuscire a superare gli esami, con l’incubo della partenza per la naja e, naturalmente, con le donne, protagoniste a pieno titolo di molte delle sue avventure. Le storie potevano trasformarsi di volta in volta in piccoli noir ambientati nella provincia italiana, in commedie umoristiche o in avventure dal respiro decisamente metropolitano.
Billiteri, a mio parere, sarebbe stato un titolo perfetto anche per la testata. Ma questo è ciò che venne scelto e, alla fine, va bene così, soprattutto perché Billiband rese possibile vedere il personaggio protagonista di una vera serie di albi monografici, dandogli quella dimensione editoriale autonoma che meritava.
Pedracchi aveva inoltre pensato di affiancare a Billiteri le storie del piccolo Billi, una sorta di versione più giovane del protagonista. Quel progetto, fortunatamente dal mio punto di vista, non arrivò mai alla pubblicazione e rimase confinato alle intenzioni editoriali.
Particolarmente interessante fu anche la veste grafica della collana, affidata al maestro Daniele Bigliardo, che realizzò il lettering su acetato. Fu sempre Bigliardo a progettare un’altra curiosa caratteristica della serie: l’idea era che, una volta sistemati in ordine, gli albi componessero sulla costa una parte del logo della testata, completando progressivamente la scritta. Un esperimento certamente originale che, tuttavia, non riuscì a concretizzarsi come previsto a causa di problemi di impaginazione e di cartotecnica.
Anche il formato degli albi subì una modifica rispetto al progetto iniziale. La serie era stata concepita per un formato tascabile, sul modello di Diabolik, con due vignette per pagina. Per ragioni che non conosco con certezza, si optò invece per un formato più vicino a quello bonelliano. Quello che potrebbe sembrare un semplice cambiamento tecnico finì, a mio avviso, per rivelarsi quasi un vantaggio, perché il formato più grande permetteva di apprezzare meglio il lavoro dei due disegnatori della serie, Vannini e Bigliardo, che si alternavano nella realizzazione delle storie.
Una scelta particolarmente felice di Pedrocchi riguardò anche le copertine. Non vennero affidate a un unico autore, ma furono alternate tra Bigliardo e Vannini, seguendo di volta in volta il disegnatore della storia contenuta nell’albo. Una soluzione semplice ma intelligente, capace di dare alla collana una maggiore varietà visiva e, nello stesso tempo, di valorizzare entrambi gli artisti.
Il primo numero, La banda del bruco, è illustrato da Vannini e racconta una storia di debiti, estorsioni e rivincite, nella quale Billiteri, aiutato dagli amici e da Carmine, il boss del mondo dei locali LGBT già conosciuto nell’episodio Irina, pubblicato da Intrepido, riesce a mettere in difficoltà il piccolo usuraio-criminale del titolo attraverso uno scherzo tanto crudele quanto efficace.
La copertina presenta un’impronta che personalmente considero piuttosto retrò, con un’illustrazione che richiama in qualche modo la tradizione delle pubblicazioni dell’Edifumetto. La scheda interna, invece, abbandona momentaneamente la narrazione per raccontare il look e lo stile di abbigliamento di Billi, contribuendo a definire ulteriormente il personaggio anche sotto il profilo estetico.
Il secondo albo, Droga maerina, porta Billiteri dentro una sorta di piccolo viaggio on the road greco, tra corrieri della droga, amori, minacce e inseguimenti. Ai disegni e alla copertina troviamo ancora una volta il bravissimo Vannini, mentre la scheda realizzata da Bigliardo è dedicata alla mitica Cinquecento del nostro eroe, ormai quasi una coprotagonista delle sue avventure.
Con il terzo numero, Viperino perduto, entra in scena Bigliardo, che si dimostra perfettamente a proprio agio con i personaggi di De Nardo, pur proponendo un linguaggio grafico differente da quello di Vannini. È una prova particolarmente riuscita, nella quale il disegnatore dimostra grande padronanza dei tempi narrativi e della caratterizzazione dei protagonisti.
Merita un applauso anche la copertina, vivace e libera da un tradizionale sfondo bianco, con una soluzione grafica che dona maggiore dinamismo e leggerezza all'insieme. Il frontespizio è affidato a Bigliardo, mentre la scheda interna è dedicata a Bart, amico e convivente di Billi.
Il quarto numero, Preso per il collo, racconta la vicenda di Alex, un ricco rampollo che, dopo aver sperperato i propri averi, arriva a una tragica soluzione che viene fortunatamente scongiurata da un colpo di scena finale.
In questo albo c’è anche una piccola curiosità che merita di essere ricordata. Vannini rende omaggio all’amico Luigi Siniscalchi nelle sembianze del fidanzato della sorella di Violetta. Per un periodo, i due condivisero anche uno spazio lavorativo e artistico nel Centro Italia, e questo piccolo omaggio rappresenta una testimonianza affettuosa di quella collaborazione.
La scheda è dedicata a Palina, amica e complice dei gemelli Riffi, altro tassello di quel variegato universo di personaggi che ruota attorno a Billiteri.
Nel quinto numero torna Bigliardo, con una storia dai toni del giallo provinciale. Anche qui la parte redazionale non è un semplice riempitivo, ma diventa parte integrante del progetto editoriale: le schede raccontano la vita quotidiana di Billi attraverso divertenti fotografie in stile Polaroid, offrendo un curioso ritratto del protagonista lontano dalle avventure vere e proprie.
Il sesto albo, Il ricco e il povero, propone una divertente satira della ricchezza e dei luoghi comuni legati alla differenza sociale. De Nardo affronta l’argomento con ironia, senza scadere nel pregiudizio, costruendo una storia che trova in Vannini un interprete particolarmente efficace. I suoi disegni sono ancora una volta al massimo livello e la copertina introduce un ulteriore elemento grafico interessante: anche Vannini, a partire da questo numero, sceglie di liberare i personaggi da uno sfondo tradizionale, utilizzando il bianco per far risaltare maggiormente le figure e ottenere un’immagine più moderna e dinamica.
Il retrofrontespizio continua invece il percorso delle schede di Bigliardo, questa volta attraverso una sorta di reportage fotografico costruito con istantanee Polaroid, come l'albo ptrcrfrnte..
In Piccole storie crescono ritroviamo Vannini alle prese con un racconto corale articolato in diversi episodi, apparentemente autonomi ma legati da un filo comune. Droga, amori falliti, ragazze madri e altri frammenti di vita quotidiana si intrecciano in una storia che conferma la capacità di De Nardo di muoversi tra il dramma, l’ironia e la commedia senza perdere l’identità dei suoi personaggi.
Anche in questo albo la grafica della copertina prosegue la ricerca iniziata con il numero precedente, utilizzando il bianco dello sfondo per dare maggiore libertà all’illustrazione e una fisionomia più moderna alla testata. Le schede di Bigliardo continuano invece a costruire il piccolo universo documentario di Billi attraverso la rubrica Billihabitat, fatta di diapositive e istantanee dedicate alla quotidianità del protagonista.
Gli albi numero 8 e 9 racchiudono una storia unica, disegnata da Bigliardo, incentrata su una truffa ai danni di alcuni quadri e su una serie di scambi di persona. In queste tavole Bigliardo è affiancato, nelle sequenze finali, dal bravissimo Ricciardi, che contribuisce alla riuscita dell’episodio.
Il nono numero, Lo spione, presenta inoltre uno spin-off dedicato a un personaggio scritto ancora una volta da De Nardo, Condor Pasa, protagonista di una parentesi particolarmente divertente che dimostra come l’autore fosse ormai riuscito a costruire intorno a Billiteri un piccolo mondo narrativo nel quale potevano trovare spazio anche figure secondarie destinate a vivere avventure autonome.
Con il decimo albo, Il ricco e il povero, Bigliardo torna ai disegni per raccontare uno scambio di ruoli tra Alex e Billi. La storia gioca ancora una volta sul tema delle identità e delle differenze sociali, trasformandolo in una nuova occasione per mettere il protagonista fuori dalla sua abituale dimensione e osservarlo alle prese con situazioni completamente diverse.
Con l’undicesimo numero, La bella vita, arriva però la fine di Billiband. E che si tratti dell’ultimo appuntamento della serie lo si percepisce quasi immediatamente. La distribuzione appare più limitata, la tiratura sembra ridursi, scompare il frontespizio, diminuisce la foliazione e la costa diventa bianca, interrompendo anche quell’esperimento grafico che avrebbe dovuto caratterizzare la collana.
Eppure proprio l’ultimo albo contiene una delle storie che avrei voluto vedere proseguire. È un’avventura on the road nella quale Billi, in vacanza, si ritrova accanto a due simpatici personaggi maturi. La vicenda procede con il consueto tono leggero e scanzonato, ma si interrompe improvvisamente, quasi lasciando intendere che dovesse esserci un albo successivo destinato a raccontarne la conclusione.
Quell’albo, purtroppo, non uscirà mai.
La vignetta finale chiude così non soltanto la storia, ma l’intera esperienza di Billiband, accompagnata da una malinconica frase di commiato: «Billi Band finisce qua sulla spiaggia di un anonimo litorale" Un finale degno di un personaggio fresco ed originale. Ciao Billi, ti saluto, ma non ti do l'addio, perché spero di rivederti ancora».
Sono passati ormai più di trent'anni e quella speranza, almeno editorialmente, non si è ancora realizzata. Ma forse proprio per questo Billiteri continua ad avere qualcosa da raccontare. Mi piace pensare che un giorno potrebbe esserci una bella rimpatriata con tutta la sua band, magari sulla spiaggia di un anonimo litorale italiano, come se il tempo non fosse mai passato.
Billiband rimane così una di quelle esperienze editoriali che il tempo ha finito per nascondere, ma che meritano di essere riscoperte. Dietro un titolo che personalmente continuo a ritenere poco adatto al personaggio, c’era un progetto originale, sostenuto da un autore che sembrava trovarsi perfettamente a proprio agio nel raccontare la quotidianità, le contraddizioni, gli amori e le disavventure di un giovane universitario alle prese con un mondo spesso grottesco e imprevedibile.
E forse è proprio questo il motivo per cui, a distanza di oltre trent’anni, dispiace ancora salutare Billiteri. Non soltanto perché la serie si interruppe troppo presto, ma perché lasciò l’impressione di un personaggio ancora pienamente vitale, con molte altre storie da raccontare. Un piccolo protagonista del fumetto italiano che avrebbe meritato di continuare a vivere.