Mostri & Company: tre piccoli tesori horror della stagione ACME
Come ho già raccontato più volte nei miei post dedicati alla mia formazione di lettore, una parte fondamentale del mio percorso fumettistico nasce negli anni dell’adolescenza, quando scoprii il mondo pubblicato dalla casa editrice ACME e dalle pagine dell’Intrepido diretto daSairo Pennacchioli. Avevo sedici anni e improvvisamente si aprì davanti a me un universo completamente diverso da quello che avevo conosciuto fino a quel momento. Un mondo che andava oltre l’orrore romantico e malinconico di Dylan Dog e, prima ancora, oltre i fumetti della mia infanzia come Topolino. Era un fumetto più adulto, spesso disturbante, provocatorio, capace di raccontare non soltanto mostri e creature fantastiche, ma anche le ombre più profonde dell’animo umano. Nel 1989 la ACME lanciò una delle riviste più discusse e amate di quel periodo, Splatter, un magazine horror che divenne rapidamente un punto di riferimento per una nuova generazione di autori italiani. Accanto a Splatter nacque anche la rivista gemella Mostri. Se la prima puntava su un orrore più viscerale e sanguigno, Mostri si muoveva su un terreno leggermente diverso, quello delle mostruosità interiori e sociali: non soltanto alieni o creature deformi, ma anche i mostri nascosti nella mente e nelle contraddizioni della società. Gli autori erano spesso gli stessi e anche il formato restava quello del magazine ACME, che in quegli anni rappresentava un laboratorio creativo straordinariamente fertile. Nel 1991, come già era accaduto per Splatter con alcuni volumi antologici, anche Mostri vide raccolte alcune delle sue storie più significative in tre albi brossurati da edicola riuniti sotto il titolo Mostri & Company. A differenza dei volumi dedicati a Splatter, però, la collana si apriva con una scelta editoriale sorprendente: un volume completamente inedito. Il primo numero era infatti Jack lo Squartatore, firmato da due grandi maestri del fumetto spagnolo, Antonio Segura e José Ortiz. In quegli anni la ACME stava valorizzando molto il fumetto spagnolo adulto, già noto ai lettori italiani anche attraverso opere come Torpedo. Con questo volume l’editore regalò ai lettori italiani una storia intensa e macabra dedicata alla figura leggendaria di Jack the Ripper. Segura e Ortiz costruiscono una narrazione cupa e ironica allo stesso tempo, capace di muoversi tra storia e leggenda con grande efficacia narrativa. Il secondo volume della collana è invece dedicato a Trash, serie nata proprio sulle pagine di Mostri. Gli autori sono Vincenzo Perrone e Roberto De Angelis. Perrone, psicologo di professione, costruisce racconti in cui i veri mostri sono quelli che emergono dall’immondizia morale e sociale dell’umanità. Come suggerisce il titolo stesso, Trash ci porta nei bassifondi della società, tra emarginati, esclusi e auto-esclusi, ma non si limita a raccontare soltanto barboni o disperati: spesso i veri mostri sono individui apparentemente rispettabili, uomini in doppiopetto con la ventiquattrore in mano, famiglie ossessionate, persone intrappolate nelle proprie nevrosi. A differenza dell’orrore più estremo di Splatter, queste storie sono attraversate da una sottile ironia amara che rende ancora più tagliente la critica sociale. Il volume è impreziosito dai disegni di Roberto De Angelis, uno dei maggiori esponenti della scuola salernitana e destinato negli anni successivi a diventare una delle colonne della serie Nathan Never. Il terzo e ultimo volume della collana si intitola Fear ed è firmato da Giovanna Morini e Giancarlo Caracuzzo. La figura di Giovanna Morini è stata per molto tempo circondata da un alone di mistero: per anni si è sostenuto che potesse essere uno pseudonimo o addirittura un nome collettivo usato all’interno della redazione ACME. In realtà Morini esisteva davvero e collaborò successivamente anche con Francesco Coniglio in ambito editoriale presso la casa editrice Castelvecchi, prima di allontanarsi dal mondo del fumetto. Il volume raccoglie alcune storie disegnate con grande intensità da Caracuzzo, autore destinato a diventare uno dei principali disegnatori della scuola romana. La storia che dà il titolo al volume racconta la paura come mostro interiore: il ricordo traumatico dell’infanzia che continua a riaffiorare nel corso della vita, cambiando forma ma restando sempre presente. Nel racconto Il segreto di Oscar, invece, il mostro è la solitudine: il protagonista, ignorato dai colleghi d’ufficio, trova l’unico amico possibile in un vampiro che ospita in casa, e alla fine sceglie di diventare vampiro lui stesso pur di non restare più solo. Tematiche che ricordano da vicino certe atmosfere narrative care a Tiziano Sclavi. Un’altra storia particolarmente toccante è quella di Evan Moss, ragazzo malforme tenuto nascosto dai genitori per proteggerlo dalle crudeltà del mondo: quando rimane solo e decide di uscire di casa scopre di essere considerato un mostro, ma incontrando una compagnia di freak da circo capisce finalmente di non essere davvero solo. Guardando oggi questi tre albi non si può fare a meno di pensare che manca un quarto volume. Un albo che avrebbe dovuto raccogliere la splendida storia La signora di Alessandria, pubblicata a puntate su Mostri, scritta da Beppe Ferrandino e disegnata da un giovane Bruno Brindisi prima del suo approdo sulle pagine di Dylan Dog. La casa editrice Book Comics aveva annunciato anni fa un volume che avrebbe dovuto raccogliere questa storia, ma il progetto non è mai arrivato a compimento. Resta così uno dei recuperi editoriali più attesi dagli appassionati. I tre volumi di Mostri & Company rimangono comunque piccoli gioielli dell’editoria horror italiana dei primi anni Novanta e, accostati ai volumi antologici dedicati a Splatter, formano una sorta di sestetto ideale capace di raccontare una stagione irripetibile del fumetto italiano. Tre libri che ancora oggi fanno una splendida figura in qualsiasi biblio-fumettoteca degna di questo nome.






.jpg)