Quando l’Intrepido diventò adulto
Ricordi e riletture dei primi 10 numeri dell’Intrepido di Pennacchioli (1992)
Nell’aprile del 1992 arrivò nelle edicole italiane una nuova rivista a fumetti: Intrepido, rilanciata con il titolo Il Nuovo Intrepido. La sua uscita fu accompagnata persino da uno spot televisivo, costruito come un piccolo sketch tra un lettore di fumetti e una ragazza dalle tutt’altre intenzioni.
Io avevo sedici anni.
E per me quella rivista rappresentò un punto di svolta.
Dopo aver scoperto Dylan Dog e la poetica sclaviana dell’orrore sociale, dopo aver divorato riviste come Splatter e Mostri della ACME — horror spesso feroce ma non privo di ironia — l’Intrepido mi portò dentro qualcosa di diverso: il fumetto urbano italiano.
Non più solo mostri o misteri, ma:
periferie
disagio sociale
criminalità quotidiana
solitudini metropolitane.
Storie spesso ambientate proprio in Italia.
L’artefice di questa svolta fu Sauro Pennacchioli.
La leggenda racconta che Pennacchioli si presentò alla casa editrice Universo con un foglio e una penna, spiegando il progetto di una rivista fatta di serie metropolitane realistiche. L’editore accettò l’idea, ma non il titolo: la rivista doveva continuare a chiamarsi Intrepido, per mantenere viva la storica testata.
Così nacque quello che molti lettori chiamano ancora oggi “l’Intrepido di Pennacchioli”.
Il nuovo Intrepido portò in edicola un fumetto fortemente influenzato dal crime e dal noir, con molti autori provenienti dalle scuderie ormai chiuse di ACME ed Ediperiodici.
Tra le serie principali dei primi numeri troviamo:
Billiteri
Luisa Salerno
ESP
Mara
Turma accanto a moltissime storie autoconclusive.
Naturalmente, con tanti autori e disegnatori diversi, la qualità non poteva essere sempre uniforme. La serializzazione produceva inevitabilmente alti e bassi, ma tra quelle pagine si trovano ancora oggi storie davvero notevoli.
Il primo numero ospitava l’esordio di Billiteri, scritto da Giuseppe De Nardo e disegnato da Bruno Brindisi.
La serie in realtà era nata per la rivista Torpedo, ma non fu mai pubblicata lì. Approderà quindi sull’Intrepido, dove si adattava perfettamente all’idea editoriale di Pennacchioli.
Billiteri è uno studente universitario fuori corso, amante delle donne e spesso coinvolto suo malgrado in situazioni criminali.
La città non viene mai dichiarata, ma osservando le tavole dei primi episodi si riconoscono angoli e atmosfere di Napoli, usati da Brindisi come documentazione iconografica.
Con il tempo la serie passerà anche alle matite diLuca Vannini, che ridefinirà visivamente il personaggio.
Tra i disegnatori più convincenti ricordo soprattutto la cosiddetta scuola salernitana:
De Angelis
Brindisi
Sinis.
Alcune scelte redazionali successive portarono sulla serie autori meno adatti, come Tarantola, L. Effe o Mandanici — bravissima su Bonelli ma meno a suo agio con il personaggio.
Sempre nel primo numero debutta ESP, serie di Michelangelo La Neve e Giancarlo Caracuzzo.
La premessa è quella di un dipartimento che utilizza poteri paranormali per aiutare la polizia.
Con il tempo però la serie evolve, diventando molto più intimista e concentrata sui drammi interiori dei personaggi.
Come spesso accade nelle serie antologiche, la qualità oscilla, ma alcune storie restano memorabili.
Michelangelo La Neve firma anche alcune delle storie singole più forti dei primi numeri.
Tra queste:
Il gioco dell’odio, racconto duro sul disagio adolescenziale che porterà alcuni ragazzi verso la criminalità
Girl Friend in Coma, storia toccante su malattia e solitudine
Il Bosco Quadrato, disegnato da Valdanbrini, inizialmente destinato alla rivista Mostri della ACME.
Inoltre troviamo anche Killer Joe, storia noir disegnata da Morales e colorata dall’autore stesso, che verrà poi ampliata con scene erotiche e pubblicata sulla rivista Blue della Coniglio Editore.
Nel numero 4 debutta Mara, serie dedicata a una giornalista televisiva romana che conduce un telegiornale regionale.
Le storie raccontano casi di cronaca legati al disagio sociale, alla solitudine e alle contraddizioni della società urbana.
La sensibilità narrativa di La Neve emerge chiaramente anche qui.
Sempre nello stesso numero compare Luisa Salerno, di Aleandri e Santarelli avvocata napoletana forte e determinata nei casi professionali ma fragile nella vita privata.
Il personaggio nasce in realtà su Torpedo della ACME con due episodi in bianco e nero e approda poi sull’Intrepido con nuove storie. Luisa Salerno è uno dei personaggi più interessanti della rivista e merita un’analisi a parte.
Tra le serie dei primi numeri compare anche Turma, scritta da Toninelli.
Una squadra di supereroi adolescenti che affronta situazioni e dinamiche molto più mature rispetto al classico fumetto supereroistico dell’epoca.
Riletta oggi, la serie anticipa alcune tematiche che arriveranno anni dopo anche nei fumetti americani.
Tra i racconti autoconclusivi dei primi numeri ricordo con piacere:
Testa dura, crime provinciale di De Nardo e Sinis
Casa senza telefoni, raffinata storia di spionaggio e introspezione disegnata da Baggi
Frankie Goes To…, storia di Aleandri e Giandomenico proveniente da Splatter.
Sono esempi perfetti di quello che era l’Intrepido di Pennacchioli: un laboratorio narrativo, dove il noir, il sociale e il dramma umano convivevano nello stesso numero.
In quel periodo l’Intrepido usciva quindicinalmente con circa 100 pagine di fumetti.
Nei primi 10 numeri si percepisce chiaramente lo spirito della rivista: un tentativo ambizioso di portare nelle edicole italiane un fumetto metropolitano, adulto e legato alla realtà del paese.
Non tutte le storie erano perfette.
Ma alcune restano davvero memorabili.
Ed è proprio per questo che oggi vale la pena tornare a sfogliare quelle pagine: per riscoprire una stagione del fumetto italiano che merita molto più spazio nella memoria degli appassionati.
( Continua...)






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