Prima che il legal thriller diventasse una formula televisiva di successo e molto prima che il crime partenopeo conquistasse il grande pubblico attraverso serie come Gomorra o Mare Fuori, il fumetto italiano aveva già esplorato quei territori narrativi con sorprendente anticipo. Tra le pagine di due riviste oggi entrate nella leggenda del fumetto italiano, Torpedo e Intrepido, nacque infatti uno dei personaggi più interessanti e sottovalutati degli anni Novanta: Luisa Salerno.
Creata dagli sceneggiatori Stefano Santarelli e Paolo Aleandri, Luisa Salerno rappresentò un'autentica novità nel panorama fumettistico italiano. Non soltanto perché proponeva un impianto narrativo vicino al legal thriller, genere allora praticamente inesplorato nel fumetto nazionale, ma soprattutto perché sceglieva come teatro delle proprie vicende una Napoli lontana dagli stereotipi folkloristici e raccontata attraverso le sue contraddizioni sociali, la criminalità diffusa e il disagio urbano.
L'esordio avvenne sulle pagine di Torpedo, la rivista dell'Acme gestita da Francesco Coniglio e Dal Prà con Federico Giromini alla direzione editoriale. Quando la testata cessò le pubblicazioni, il personaggio trovò immediatamente una nuova casa nell'Intrepido diretto da Sauro Pennacchioli, durante quella straordinaria stagione editoriale che trasformò lo storico settimanale della Casa Editrice Universo in un laboratorio di fumetto adulto e d'autore.
I primi due episodi furono illustrati da un giovane Mauro Laurenti, autore che di lì a poco avrebbe intrapreso una brillante carriera alla Sergio Bonelli Editore. Il suo tratto, impreziosito da un sapiente utilizzo delle retinature manuali, contribuiva a costruire un'atmosfera cupa e metropolitana perfettamente in sintonia con i testi.
Il passaggio all'Intrepido comportò però un cambiamento importante: il colore.
Se da una parte la nuova collocazione garantiva maggiore visibilità alla serie, dall'altra le colorazioni redazionali dell'epoca non sempre risultavano adeguate alle atmosfere noir delle storie. Erano gli anni in cui le prime elaborazioni digitali realizzate con programmi come CorelDRAW venivano considerate una sorta di rivoluzione tecnologica e spesso i coloristi si lasciavano prendere la mano da sfumature e effetti che finivano per snaturare l'impatto drammatico delle tavole. Non era raro vedere la stessa Luisa cambiare colore di capelli da un episodio all'altro, passando da bruna a bionda senza apparente motivo.
Fortunatamente, la qualità della scrittura rimase immutata.
Luisa è un'avvocata penalista che esercita a Napoli insieme alla sua inseparabile collaboratrice Ciccia, amica fidata, assistente e all'occorrenza autentica guardia del corpo.
Il loro rapporto costituisce uno degli elementi più riusciti della serie, offrendo momenti di umanità e solidarietà in un contesto narrativo spesso durissimo.
Le vicende affrontano temi estremamente avanzati per il fumetto popolare italiano dei primi anni Novanta: violenza sulle donne, prostituzione, identità transgender, criminalità organizzata, disagio giovanile, emarginazione sociale e fallimenti della giustizia.
Ma la vera protagonista delle storie è spesso Napoli stessa.Una Napoli raccontata quasi ai margini sociali della città stessa eppure protagonista. Le avventure di Luisa Salerno, per questo, mi hanno ricordato un poco quelle di Zampino del maestro Ferrandino
Una città raccontata senza retorica, viva, pulsante e profondamente contraddittoria. Leggendo queste pagine è difficile non pensare alle atmosfere della narrativa noir di Giuseppe Ferrandino o alla successiva esperienza della rivista Nero, pubblicazione straordinaria ma probabilmente troppo sofisticata per il pubblico popolare dell'epoca.
Ancora oggi mi domando come tre autori romani come Santarelli, Aleandri e Laurenti siano riusciti a cogliere con tanta precisione l'anima sociale della Napoli di quegli anni. È una domanda che spero un giorno di poter rivolgere direttamente ai protagonisti di questa stagione irripetibile.
La forza di Luisa Salerno risiede soprattutto nella sua umanità.
Non è un'eroina invincibile e non è una vincente nel senso tradizionale del termine. Riesce spesso a risolvere i casi, ma quasi mai a cambiare davvero la realtà che la circonda.
Le sue vittorie sono parziali, spesso amare. Ogni indagine lascia ferite profonde e la costringe a confrontarsi con una macchina criminale e sociale immensamente più grande di lei.
Eppure continua a lottare.
Crede nella giustizia, nella legalità e nella possibilità di migliorare il mondo che la circonda, pur sapendo quanto sia difficile riuscirci. È proprio questa ostinazione a renderla uno dei personaggi femminili più autentici e moderni prodotti dal fumetto italiano di quegli anni.
Gli episodi della serie
1. Luisa Salerno (episodio pilota)
Pubblicazione: Intrepido n. 4 (ristampa da Torpedo)
Sceneggiatura: Stefano Santarelli
Disegni: Mauro Laurenti
L'episodio introduce il personaggio e le atmosfere della serie. Luisa dovrà indagare su un padre che abusa delle figlie portando alla morte una di loro.
Curiosa la censura operata dall'Intrepido rispetto alla versione originale pubblicata su Torpedo: in una vignetta Ciccia accarezzava un cane nelle parti basse per tranquillizzarlo; nella ristampa la redazione intervenne spostando graficamente la mano sul dorso dell'animale.
2. Ragazzi fuori
Pubblicazione: Intrepido n. 13
Sceneggiatura: Stefano Santarelli e Paolo Aleandri
Disegni: Mauro Laurenti
Luisa si trova coinvolta nella morte del figlio di un amico, finito
inconsapevolmente contro un'organizzazione criminale più grande di lui.
rristiche.
3. Uomini e topi
Pubblicazione: Intrepido n. 11
Sceneggiatura: Stefano Santarelli
Disegni: Mauro Salvatori
Una delle storie più dure della serie. L'omicidio di una prostituta si intreccia con la crudeltà di un gruppo di ragazzi che uccidono un topo. Un efficace gioco simbolico basato sul doppio significato della parola napoletana "zoccola".
4. Santa
Pubblicazione: Intrepido n. 12
Sceneggiatura: Stefano Santarelli
Disegni: Franco Benedetti
Una madre si affida a Luisa per ottenere giustizia dopo l'assassinio del figlio. L'attesa e la sfiducia verso le istituzioni la porteranno però a scegliere la strada della vendetta personale.
5. Linea calda
Pubblicazione: Intrepido n. 14
Sceneggiatura: Stefano Santarelli
Disegni: Franco Benedetti
Un episodio dai toni più leggeri ma non privo di malinconia. Un uomo che sembra interessato a Luisa si rivela essere un gigolò assoldato da Ciccia per restituire un po' di serenità all'amica.
6. O' Nero
Pubblicazione: Intrepido n. 16
Sceneggiatura: Paolo Aleandri
Disegni: Rossano Rossi
Probabilmente il vertice qualitativo della serie. Una ragazza transgender viene assassinata e il padre decide di vendicarne la morte. Alcune atmosfere ricordano il miglior noir italiano e, per certi aspetti, il capolavoro di Giorgio Scerbanenco I milanesi ammazzano al sabato.
Qui emerge tutta la sensibilità sociale di Aleandri, autore capace di affrontare temi delicati con grande equilibrio e profonda umanità.
7. Stupro
Pubblicazione: Intrepido n. 18
Sceneggiatura: Stefano Santarelli c
Disegni: Mauro Salvatori
L'episodio più duro e sconvolgente dell'intera serie. Una donna vittima di violenza sessuale non riesce a sostenere il peso mediatico della vicenda e si toglie la vita prima della conclusione del processo. La giustizia ufficiale fallisce, ma una diversa e brutale forma di punizione arriverà attraverso Don Peppe, boss d'altri tempi già apparso in O' Nero.
È sorprendente che una serie di tale qualità non sia mai stata ristampata integralmente.
La Casa Editrice Universo recuperò infatti altri personaggi nati durante la gestione Pennacchioli, come Sprayliz e Billiteri, mentre Luisa Salerno è rimasta confinata alle vecchie pagine dell'Intrepido e ai ricordi dei lettori che ebbero la fortuna di scoprirla all'epoca.
Forse esistono problemi legati ai diritti. Forse la presenza di numerosi disegnatori rende più complessa una ristampa organica. Qualunque sia la ragione, il risultato è che uno dei fumetti italiani più innovativi degli anni Novanta continua a essere sostanzialmente irreperibile.
Oggi circola soltanto un fanbook non autorizzato che raccoglie i primi episodi e che sul mercato collezionistico raggiunge quotazioni piuttosto elevate.
È un vero peccato, perché Luisa Salerno meriterebbe di essere riscoperta dalle nuove generazioni. Non soltanto per il valore delle sue storie, ma perché ha anticipato di oltre vent'anni molti temi e molte atmosfere che sarebbero diventati centrali nel racconto del crime italiano contemporaneo.
In attesa che qualche editore coraggioso decida finalmente di restituirla ai lettori, resta il fascino di una serie che aveva capito prima di tutti che Napoli, con le sue ferite e le sue contraddizioni, sarebbe diventata una delle grandi protagoniste della narrativa italiana moderna.
Nel prossimo appuntamento della Bibliofumettoteca parleremo di un altro personaggio simbolo dell'ultima e irripetibile stagione dell'Intrepido di Sauro Pennacchioli: il memorabile Billiteri, creato da Giuseppe Di nardo e Bruno Brindisi



